Quattro elementi, una vicenda giudiziaria che continua a far discutere e una domanda che attraversa tutta la prima puntata: quanto reggono le dichiarazioni di Massimo Sparti? Gabriele Paradisi presenta “4 Chiodi”, il progetto che affida all’avvocato Alessandro Pellegrini l’analisi degli atti processuali e delle argomentazioni difensive. Si parte dalla testimonianza considerata dall’accusa uno degli elementi decisivi per le condanne.
Ci sono processi che finiscono nelle aule di tribunale e altri che continuano a interrogare l’opinione pubblica anche dopo decenni. Quello per la strage di Bologna del 2 agosto 1980 appartiene certamente alla seconda categoria.
La serie “4 Chiodi” nasce proprio da questa volontà: tornare sulle carte, ripercorrere le testimonianze e mettere a confronto le ricostruzioni giudiziarie con le argomentazioni di chi è stato condannato.
Il nome del progetto non è casuale. Durante la requisitoria del 27 novembre 2019 nel processo a Gilberto Cavallini, il pubblico ministero Enrico Ceri individuò quattro elementi ritenuti fondamentali per sostenere l’impianto accusatorio.
Il primo riguarda Massimo Sparti e le sue dichiarazioni. Il secondo la telefonata attribuita a Luigi Ciavardini per rinviare un viaggio a Venezia. Il terzo il possibile movente dell’omicidio di Francesco Mangiameli. Il quarto, infine, l’alibi fornito da Ciavardini per il giorno della strage, giudicato non attendibile dall’accusa.
Quattro punti, dunque. Ma il viaggio proposto da Paradisi e Pellegrini comincia da quello che viene considerato il più importante: le dichiarazioni di Sparti.
LA PROVA REGINA E LE DOMANDE DELLA DIFESA
Gabriele Paradisi introduce il progetto spiegando che ciascuno dei quattro elementi sarà esaminato attraverso i documenti dei processi. Per il primo, però, non basterà una puntata.
L’analisi sarà infatti articolata in quattro video, nei quali l’avvocato Alessandro Pellegrini ripercorrerà le dichiarazioni, i verbali e le testimonianze che hanno contribuito alla ricostruzione accusatoria.
Il pubblico ministero Enrico Ceri aveva sostenuto che le dichiarazioni di Sparti non fossero mai state contraddette. Paradisi anticipa che proprio questo sarà uno dei punti da verificare attraverso l’intervento del legale.
La domanda è semplice, almeno nella formulazione: se quelle dichiarazioni hanno avuto un peso così rilevante, quali elementi le confermano? E quali passaggi, invece, meritano un esame più approfondito?
Pellegrini non propone una ricostruzione dell’attentato in sé. Il suo obiettivo è diverso: analizzare il processo, tornare alle fonti e dare spazio alle argomentazioni difensive che, secondo i promotori della serie, non avrebbero ricevuto sufficiente attenzione.
SPARTI, LA COLLABORAZIONE E IL RACCONTO DEL 4 AGOSTO
Nato nel 1934, Sparti fu arrestato il 9 aprile 1981. Nel febbraio dell’anno successivo venne scarcerato per incompatibilità delle condizioni di salute con la detenzione, dopo una diagnosi di tumore al pancreas. Morì nel 2002.
Pellegrini si sofferma sulla sua posizione giudiziaria e sul momento in cui iniziò a collaborare con gli investigatori.
Il punto, per l’avvocato, è che Sparti non può essere considerato semplicemente un testimone estraneo alle vicende: le dichiarazioni accusatorie furono rese mentre era indiziato e poi imputato per reati, in particolare rapine, commessi insieme ad altre persone coinvolte nelle stesse vicende.
È una distinzione che, nell’analisi proposta, assume un peso centrale.
La puntata affronta quindi il racconto relativo al 4 agosto 1980. Sparti avrebbe riferito che Valerio Fioravanti e Francesca Mambro si presentarono da lui per chiedere documenti falsi.
Secondo Pellegrini, questo episodio deve essere valutato considerando le successive dichiarazioni, le smentite e l’eventuale presenza di riscontri indipendenti.
L’avvocato richiama anche la versione attribuita a Fioravanti, che avrebbe negato di essersi recato da Sparti in quella data.
La difesa sottolinea inoltre che il racconto avrebbe subito modifiche nel tempo, soprattutto per quanto riguarda l’identità delle persone che avrebbero dovuto procurare i documenti.
Prima viene indicato Mario Ginesi. Dopo la sua smentita, Sparti avrebbe chiamato in causa Fausto De Vecchi.
Per Pellegrini, il passaggio non è secondario: riguarda la coerenza delle dichiarazioni e la loro capacità di trovare conferma in altri elementi.
QUANDO UNA TESTIMONIANZA DEVE ESSERE VERIFICATA
Il cuore dell’intervento è il problema dell’attendibilità.
Pellegrini richiama l’articolo 192 del codice di procedura penale e i criteri utilizzati per valutare le dichiarazioni di persone coinvolte in procedimenti giudiziari.
La sua analisi insiste sulla necessità di considerare la precisione, la coerenza, la costanza e la spontaneità delle dichiarazioni, insieme alla presenza di riscontri esterni.
Non si tratta, nella prospettiva dell’avvocato, di prendere una frase isolata e trasformarla in una prova definitiva.
Occorre verificare come quella frase si inserisca nel racconto complessivo, se trovi conferma nei documenti e se sia compatibile con le altre testimonianze.
È proprio questo metodo che la serie dichiara di voler seguire: esame diretto e critico delle fonti, senza fermarsi alla ricostruzione già conosciuta.
I CAPELLI DI MAMBRO E LE TESTIMONIANZE DELLA RAPINA
Tra gli episodi esaminati nella prima puntata c’è anche quello relativo all’aspetto di Francesca Mambro nei giorni della strage.
Sparti avrebbe descritto i suoi capelli come rossicci, con sfumature color melanzana.
Pellegrini confronta questa dichiarazione con le testimonianze relative alla rapina in un’armeria di Roma del 5 agosto 1980, con i racconti di persone che frequentavano Mambro in quei giorni e con alcune perizie tricologiche.
Secondo l’avvocato, questi elementi indicherebbero capelli del colore naturale, castano chiaro, senza tracce di tintura.
È uno dei passaggi attraverso cui la difesa sostiene che il racconto di Sparti presenti aspetti da approfondire.
La puntata prosegue esaminando altri episodi, le dichiarazioni rese nel corso degli anni e le contestazioni relative ai rapporti tra Sparti e gli altri protagonisti delle vicende.
QUATTRO PUNTATE, UN UNICO FILO CONDUTTORE
La prima parte del progetto si chiude senza esaurire l’analisi.
Paradisi annuncia che nei prossimi tre video Pellegrini continuerà a esaminare le dichiarazioni di Sparti, soffermandosi su quelle che la difesa considera contraddizioni e incongruenze.
Il filo conduttore resta dunque uno: capire quale consistenza abbia il primo elemento dell’impianto accusatorio e quali verifiche siano necessarie per valutarlo.
La serie non si presenta come una ricostruzione generale della strage, ma come un percorso dentro gli atti processuali. Un lavoro che invita il pubblico a confrontarsi con documenti e argomentazioni, distinguendo le contestazioni della difesa dalle conclusioni giudiziarie.
Per chi vuole seguire il ragionamento dall’inizio, la prima puntata è il punto di partenza: Massimo Sparti, le sue dichiarazioni e il peso che hanno avuto nel processo.
Il resto del percorso è affidato alle carte. E alle domande che, secondo i promotori, quelle carte ancora sollevano.