Un’affluenza del 74,3% alle ore 20 locali: è il dato comunicato durante la giornata elettorale del 27 ottobre in Israele, una consultazione osservata con particolare attenzione per le sue possibili conseguenze politiche.
I cittadini israeliani sono stati chiamati a rinnovare i 120 seggi della Knesset, in un voto che mette in discussione gli equilibri politici costruiti negli ultimi anni.
I primi exit poll hanno indicato una situazione parlamentare frammentata, senza una maggioranza chiaramente definita per il blocco che sostiene Benjamin Netanyahu o per quello guidato da Gadi Eisenkot.
Il risultato definitivo dipenderà dallo scrutinio e dalla distribuzione dei seggi tra i partiti che supereranno la soglia elettorale.
In Israele, infatti, gli elettori votano per liste e partiti: la formazione del governo richiede successivamente accordi tra le forze politiche in grado di raggiungere la maggioranza parlamentare.
Il presidente Isaac Herzog avrà un ruolo nella fase delle consultazioni, affidando l’incarico di formare il governo al candidato che riterrà maggiormente in grado di ottenere il sostegno della Knesset.
Il percorso potrebbe richiedere settimane, soprattutto se nessuno dei blocchi riuscirà a consolidare una maggioranza stabile.
Il voto è seguito con attenzione anche all’estero, per le possibili ricadute sulla politica di sicurezza israeliana e sugli equilibri del Medio Oriente.
Per ora, il dato più importante resta l’attesa dei risultati ufficiali, indispensabili per capire quali alleanze saranno concretamente possibili.