Il caso Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi del 2007, continua a far discutere e stavolta sotto la lente mettiamo la telefonata di Alberto Stasi al 118. Secondo la criminologa Roberta Bruzzone, il tono calmo e le parole scelte sarebbero indizi inequivocabili di colpevolezza, supportati dallo studio americano “Nine-One-One Homicide Calls and Statement Analysis: Is the Caller the Killer?”.
Peccato che, se la logica fosse davvero così lineare, i cold case del mondo sarebbero già chiusi e noi non avremmo bisogno di talk show pieni di ipotesi ardite. Come puntualizza il prof. Massimo Blanco, esperto di criminologia, la telefonata racconta tutt’altra storia: shock psicologico complesso, comportamenti dissociativi e meccanismi di difesa della mente traumatizzata.
Bruzzone e l’interpretazione “da laboratorio televisivo”
Secondo Bruzzone, tono distaccato, risposte brevi e definire la vittima come “una persona” sarebbero segnali inequivocabili di una personalità che “gestisce la scena per nascondere colpe”. Lo studio 911 viene presentato come il Santo Graal della prova scientifica: un paper di laboratorio trasformato in prova d’accusa televisiva, pronto per il prime time.
Peccato che lo stesso studio sia stato pesantemente criticato: dataset ridotto, metodologia sperimentale limitata, risultati non replicabili. Negli Stati Uniti molte corti penali lo considerano inadatto come prova, o come dicono gli addetti ai lavori, “scienza con la valigia”: utile per una chiacchierata tra accademici, ma non per inchiodare qualcuno in tribunale.
Massimo Blanco: il trauma racconta un’altra storia
Il prof. Massimo Blanco smonta le letture di Bruzzone con lucidità chirurgica:
- Le anomalie apparenti sono normali
Calma apparente, vuoti di memoria sul numero civico, definire la vittima “una persona”: tutto rientra nelle risposte dissociative allo shock. La mente può entrare in “nebbia cognitiva”, usare meccanismi di negazione e strategie di coping. Non è colpevolezza, è sopravvivenza psicologica. - La speranza di sopravvivenza
Stasi dice: “Forse è viva”. Un assassino non esprime speranza per la vittima; chi lo fa, secondo Blanco, si smaschera da solo come umano, non come criminale. Un piccolo dettaglio che Bruzzone sembra avere letto con lenti molto… selettive. - Il mito della reazione standard
Effetto “Freeze”, personalità, shock emotivo: molti si congelano davanti a un trauma estremo. Nessuno può prevedere come reagirebbe al posto di Stasi. Ridurre tutto a “voce piatta = colpevole” è più spettacolo che scienza, e la Bruzzone sembra gradire molto questo copione. - Lo studio 911 non regge il confronto
Lo studio “Nine-One-One Homicide Calls and Statement Analysis” è stato definito da molti esperti come ‘scienza spazzatura’, incapace di applicare una logica lineare a eventi caotici come il trauma mentale. Tentativi di replicarlo hanno dato risultati incoerenti, confermando che non può essere considerato prova affidabile, nemmeno a distanza di vent’anni.
Perché il dibattito continua… e fa ridere i puristi
La telefonata di Stasi resta intrigante, ma non prova nulla. Bruzzone l’ha trasformata in un episodio da serie TV investigativa: tensione, indizi “inequivocabili” e colpevolezza dichiarata. Blanco ricorda invece che la scienza forense non è una soap opera, e ridurre la complessità della mente umana a una formula tipo “voce piatta = colpevole” è più spettacolo che metodo investigativo.
Conclusione: tra mito, talk show e realtà scientifica
Il delitto di Garlasco è un giallo eterno, e la telefonata al 118 ci ricorda che trauma e mente umana non si leggono come un grafico Excel. Emozioni complesse, comportamenti imprevedibili: nessun pattern vocale, nemmeno quello della chiamata al 118, può sostituire prove concrete.
Se Bruzzone vuole trasformare un laboratorio americano in prova indiziaria per Stasi, il messaggio della scienza è chiaro: ottima sceneggiatura per un talk show, ma poca sostanza in tribunale.