L’avvocato Antonio De Rensis annuncia il deposito dell’istanza di revisione a metà novembre: «Puntiamo ad affermare l’innocenza di Alberto al di là di ogni ragionevole dubbio». Intanto tornano al centro del dibattito i vecchi video di Andrea Sempio, le dichiarazioni a Mattino Cinque e le nuove verifiche sugli accertamenti del RIS del 2007.
Il caso Garlasco si avvicina a un passaggio particolarmente importante. Dopo mesi di nuovi accertamenti, consulenze tecniche, documenti recuperati dagli archivi e polemiche sulle indagini originarie, la difesa di Alberto Stasi si prepara a depositare l’istanza di revisione della condanna per l’omicidio di Chiara Poggi.
La novità è arrivata il 30 ottobre, durante la trasmissione Ore 14 Sera su Rai 2. L’avvocato Antonio De Rensis, che assiste Stasi insieme alla collega Giada Bocellari, ha indicato anche una finestra temporale precisa: la richiesta dovrebbe essere presentata a metà novembre, indicativamente tra il 10 e il 20.
Non si tratta soltanto di un aggiornamento procedurale. La difesa sostiene di avere raccolto elementi che, se riconosciuti come nuove prove decisive, potrebbero mettere in discussione la condanna definitiva a 16 anni inflitta all’ex fidanzato di Chiara Poggi.
Nel frattempo, il dibattito televisivo si è concentrato anche sui filmati personali di Andrea Sempio, attualmente indagato dalla Procura di Pavia, e sulle sue dichiarazioni relative ad alcuni passaggi particolarmente controversi.
Due piani differenti, ma destinati a incrociarsi: da una parte la posizione processuale di Stasi, dall’altra la nuova indagine che cerca di ricostruire responsabilità e dinamica dell’omicidio.
De Rensis annuncia la revisione: «A metà novembre presenteremo l’istanza»
L’annuncio dell’avvocato De Rensis rappresenta uno degli aggiornamenti più significativi degli ultimi giorni.
Intervenendo a Ore 14 Sera, il legale ha confermato che il lavoro sulla richiesta di revisione è ormai in fase avanzata.
«La nostra istanza di revisione sarà presentata a metà novembre, può essere il 10 o il 20, ma il range è quello», ha dichiarato.
De Rensis ha aggiunto che il documento conterrà elementi che ritiene particolarmente interessanti, anticipando che uno di questi potrebbe suscitare notevole attenzione.
La posizione della difesa rimane netta: non si punta semplicemente a ottenere un riconoscimento di dubbio sulla responsabilità del proprio assistito, ma a dimostrarne l’innocenza.
«Noi puntiamo ad affermare l’innocenza di Alberto Stasi al di là di ogni ragionevole dubbio», ha spiegato il legale.
L’avvocato ha anche descritto il proprio assistito come una persona che sta affrontando questa fase con equilibrio e razionalità, sostenendo il lavoro dei suoi difensori.
Adesso l’attenzione si sposta sul contenuto dell’istanza. La difesa non ha ancora reso pubblici tutti gli elementi che intende sottoporre alla Corte, ma il materiale relativo agli accertamenti genetici del 2007 e le nuove ricostruzioni investigative costituiscono già una parte importante del confronto.
Il DNA sui pedali della bicicletta: il nodo delle due analisi negative
Uno dei punti centrali della futura richiesta di revisione riguarda gli accertamenti effettuati nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta riconducibile ad Alberto Stasi.
Durante le indagini originarie era stato individuato un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi. Quel risultato ebbe un ruolo importante nella ricostruzione accusatoria che portò alla condanna definitiva di Stasi.
La nuova documentazione recuperata negli archivi del RIS di Parma ha però fatto emergere un elemento che merita particolare attenzione: due successive corse elettroforetiche del 20 settembre 2007 sul campione interessato avevano restituito risultati negativi.
Il dato è stato esaminato anche dai consulenti della Procura di Pavia.
La relazione dei genetisti Carlo Previderé e Pierangela Grignani ha riconosciuto l’esistenza delle due analisi negative, evidenziando che sarebbe stato opportuno approfondire la discordanza rispetto al risultato positivo del giorno precedente.
È un passaggio importante perché non si tratta soltanto di una contestazione avanzata dalla difesa Stasi: l’esistenza dei risultati negativi è stata confermata anche nell’ambito degli accertamenti disposti dalla nuova Procura.
Resta naturalmente da stabilire quale significato scientifico e processuale attribuire a questa circostanza.
L’ex comandante del RIS Luciano Garofano ha escluso irregolarità nel lavoro dei suoi collaboratori, ricordando che le analisi erano state eseguite alla presenza dei consulenti delle parti.
La difesa di Stasi, invece, ritiene che la mancata valorizzazione di quei risultati abbia inciso sulla ricostruzione accusatoria e che la documentazione recuperata debba essere valutata nel quadro complessivo delle prove.
È proprio questo uno dei temi che la Corte potrebbe essere chiamata ad affrontare.
La nuova indagine e gli elementi che ridisegnano la scena del delitto
La riapertura investigativa ha prodotto ulteriori elementi che hanno contribuito a riaccendere il dibattito sulla posizione di Stasi.
Tra questi c’è la nuova consulenza medico-legale affidata a Cristina Cattaneo, che ha affrontato la dinamica delle lesioni riportate da Chiara Poggi e l’intervallo temporale tra l’aggressione e il decesso.
Secondo le conclusioni riportate dalla Procura di Pavia, le lesioni sarebbero state prodotte in un momento non immediatamente precedente alla morte, con un intervallo stimato orientativamente tra 15 e 30 minuti e la possibilità di una sopravvivenza complessiva più lunga, fino a circa un’ora.
La ricostruzione temporale è particolarmente rilevante perché deve essere confrontata con gli orari e gli spostamenti attribuiti ad Alberto Stasi.
Non è sufficiente, tuttavia, considerare isolatamente una nuova stima medico-legale per concludere che una persona fosse o meno presente sulla scena del crimine. Sarà necessario verificare la compatibilità di tutti gli elementi, compresi quelli già esaminati nei precedenti processi.
Un altro punto riguarda la traccia di una scarpa con suola a pallini individuata nella villetta di via Pascoli.
La Procura ha acquisito una consulenza sulle caratteristiche dimensionali della calzatura e sulla compatibilità con le misure del piede di Andrea Sempio.
Anche in questo caso è importante distinguere la compatibilità tecnica dall’identificazione certa di chi abbia lasciato l’impronta.
Il nuovo quadro investigativo, comunque, ha introdotto elementi che non possono essere ignorati nella valutazione complessiva della vicenda.
Panicucci e i vecchi video di Sempio: il confronto sulle frasi relative allo stupro
Parallelamente alla questione della revisione, il caso è tornato al centro del dibattito televisivo per alcuni vecchi filmati personali di Andrea Sempio, acquisiti dagli investigatori e finiti all’attenzione dei programmi di approfondimento.
Nella puntata del 30 ottobre di Mattino Cinque, Federica Panicucci ha commentato alcune frasi pronunciate da Sempio nei video, soffermandosi in particolare sui passaggi relativi allo stupro e alla violenza sessuale.
La conduttrice ha contestato la spiegazione fornita dall’indagato, che ha sostenuto la necessità di leggere quelle affermazioni nel loro contesto.
«Nessuna donna sogna di essere stuprata», ha osservato Panicucci, aggiungendo di non riuscire a comprendere quale fosse il contesto evocato da Sempio quando parlava di stupro, violenza e armi.
Il materiale comprende vecchi soliloqui registrati davanti a una telecamera, oltre a scritti personali e contenuti pubblicati nel corso degli anni su un forum dedicato alla seduzione.
Sono documenti che la Procura considera di interesse investigativo e sui quali è stata disposta anche un’analisi comportamentale.
Sempio, nell’intervista a È sempre Cartabianca, ha definito forti alcune delle proprie espressioni, sostenendo però che non possano essere isolate dal contesto in cui erano state pronunciate.
Il punto da tenere fermo è un altro: il contenuto di un filmato può essere acquisito e valutato dagli investigatori, ma il suo significato probatorio deve essere dimostrato. Un’affermazione controversa, una visione personale o un linguaggio discutibile non costituiscono automaticamente la prova della commissione di un omicidio.
La valutazione deve riguardare fatti, riscontri e collegamenti verificabili con il delitto.
Il confronto con il caso Stasi: quando la narrazione rischia di precedere le prove
La discussione sui video di Sempio ha riportato alla memoria uno degli aspetti più controversi del processo celebrato contro Alberto Stasi: il peso attribuito alla sua personalità, alle sue abitudini e ad alcuni comportamenti considerati anomali nel corso delle indagini.
L’avvocato De Rensis, già nei giorni precedenti, aveva richiamato proprio questo parallelismo.
Nel processo contro Stasi, secondo la difesa, alcune valutazioni personali e riferimenti a presunte devianze sessuali avrebbero contribuito a costruire una rappresentazione del giovane che non sempre trovava un corrispondente riscontro scientifico.
Oggi, secondo il legale, si rischia di ripetere un meccanismo analogo nei confronti di Sempio: utilizzare frasi, video e contenuti personali per costruire un profilo che finisce per assumere un peso superiore a quello delle prove oggettive.
Il confronto televisivo ha evidenziato anche posizioni differenti.
La giornalista Federica Panicucci ha sostenuto che i video di Sempio non siano semplici espressioni isolate, ma elementi da considerare insieme agli altri materiali acquisiti dagli investigatori.
Il giornalista Massimo Lugli, intervenuto nel dibattito, ha invece richiamato la necessità di un approccio garantista, osservando il rischio di attribuire valore giudiziario a valutazioni estrapolate dal contesto.
La questione non riguarda soltanto Sempio. Riguarda il metodo con cui si raccontano e si giudicano vicende giudiziarie ancora aperte.
Se per Alberto Stasi la condanna è arrivata anche al termine di un lungo percorso nel quale il comportamento personale è stato ampiamente discusso, oggi la stessa cautela dovrebbe essere applicata a chiunque si trovi sotto indagine.
La presunzione di innocenza non può dipendere dalla simpatia o dall’antipatia suscitata da una persona, né dal giudizio morale sulle sue dichiarazioni.
La revisione: cosa deve dimostrare la difesa di Alberto Stasi
La revisione di una sentenza definitiva non è un nuovo processo d’appello e non può essere richiesta semplicemente perché una parte non condivide la valutazione dei giudici.
L’articolo 630 del Codice di procedura penale stabilisce i casi nei quali è possibile chiedere la revisione. Tra questi rientra la scoperta di nuove prove che, da sole o insieme a quelle già valutate, dimostrino che il condannato deve essere prosciolto.
È questo il percorso sul quale lavora la difesa di Stasi.
La richiesta dovrà quindi individuare elementi nuovi e dimostrarne la capacità di incidere concretamente sulla ricostruzione che ha portato alla condanna.
La competenza per il procedimento di revisione, nel caso di Stasi, è della Corte d’Appello di Brescia.
La richiesta può essere presentata dalla persona condannata e dai soggetti indicati dalla legge, ma anche dal Procuratore generale presso la Corte d’Appello nel cui distretto è stata pronunciata la sentenza di condanna.
Per questo motivo è stata seguita con attenzione anche l’attività della Procura generale di Milano, guidata da Francesca Nanni.
La Procura di Pavia ha precisato che non è stata presentata alcuna richiesta finalizzata a una proposta di revisione della condanna di Stasi. La Procura generale è stata comunque informata degli elementi ritenuti di possibile interesse.
Le posizioni a confronto: la revisione non è automatica
Sul futuro della condanna di Stasi esistono valutazioni differenti.
La difesa ritiene che gli elementi emersi dalla nuova indagine, in particolare le analisi negative sui pedali, le questioni relative alla documentazione del RIS e la nuova ricostruzione medico-legale, possano fornire una base concreta per chiedere la revisione.
Di segno diverso la posizione espressa da Luciano Garofano, che ha difeso l’operato dei propri collaboratori e ha escluso irregolarità negli accertamenti originari.
Anche i consulenti della Procura di Pavia hanno confermato la consistenza del profilo genetico attribuito a Chiara Poggi sui pedali, pur riconoscendo che i successivi risultati discordanti avrebbero richiesto ulteriori approfondimenti.
La Procura generale di Milano, dal canto suo, ha sempre mantenuto un atteggiamento prudente. La procuratrice Francesca Nanni ha ricordato la complessità della questione e l’assenza di una tempistica definita per le proprie valutazioni.
Queste posizioni non sono equivalenti a una decisione giudiziaria: la valutazione definitiva spetterà alla Corte competente, che dovrà esaminare gli elementi sottoposti dalla difesa.
Novembre può diventare il mese decisivo per il caso Garlasco
Il prossimo appuntamento è dunque fissato a metà novembre, quando la difesa di Alberto Stasi dovrebbe depositare l’istanza di revisione.
Sarà quello il momento in cui si conoscerà nel dettaglio il contenuto degli elementi che De Rensis ha anticipato come particolarmente rilevanti.
Nel frattempo, la Procura di Pavia prosegue il procedimento nei confronti di Andrea Sempio, dopo la chiusura delle indagini e il deposito delle consulenze difensive.
Le due vicende dovranno seguire i rispettivi percorsi giudiziari, ma il loro intreccio rende inevitabile un confronto tra le ricostruzioni processuali.
Il punto fondamentale resta la necessità di verificare ogni elemento con criteri scientifici e giuridici, senza sostituire le prove con le suggestioni televisive.
Per Alberto Stasi, dopo anni di carcere e una condanna definitiva, la revisione rappresenta la possibilità di sottoporre nuovamente a verifica gli elementi che hanno determinato la sua responsabilità penale.
La richiesta non equivarrà a un’assoluzione, ma aprirà una fase nella quale la difesa dovrà dimostrare che le nuove acquisizioni sono sufficienti a rimettere in discussione il giudicato.
Dopo quasi vent’anni, la domanda non è soltanto se sia possibile riaprire il processo: è se tutti gli elementi disponibili siano stati effettivamente valutati nella loro completezza.