Iran-USA, terzo giorno di negoziati a Doha: Teheran apre alla diplomazia, ma resta il rischio di una nuova escalation

Il Qatar continua a fare da intermediario tra Washington e Teheran. Sul tavolo una proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz in due giorni, ma le condizioni iraniane non hanno ancora ottenuto il via libera americano.

DOHA – La diplomazia prova a riaprire uno spiraglio in una delle crisi più pericolose dello scenario internazionale. Per il terzo giorno consecutivo, domenica 1° novembre, rappresentanti iraniani e mediatori qatarioti sono impegnati a Doha in una nuova fase di consultazioni per cercare una via d’uscita dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, ormai in corso da otto mesi.

Il dato politicamente più significativo è che il canale diplomatico resta aperto nonostante le minacce militari e le profonde divergenze tra le parti. I colloqui, tuttavia, non rappresentano ancora una trattativa diretta tra Washington e Teheran: il Qatar continua a svolgere il ruolo di intermediario, mantenendo i contatti con entrambe le capitali.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha confermato che le consultazioni sono in corso e che il suo Paese resta disponibile sia alla diplomazia sia alla difesa. Una posizione che riassume il clima attuale: nessuna rinuncia alla prospettiva di un accordo, ma neppure un allentamento della preparazione militare.

Lo Stretto di Hormuz al centro della trattativa

Uno dei punti più delicati riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas. Secondo quanto riferito dallo stesso Araqchi in un’intervista ad Al Jazeera, Teheran e i mediatori qatarioti avrebbero elaborato una proposta che prevede la riapertura della navigazione entro due giorni dall’accettazione delle condizioni iraniane da parte degli Stati Uniti.

Il piano rappresenterebbe una revisione dei tempi inizialmente indicati da Teheran, che aveva proposto un percorso di sette giorni. L’ipotesi discussa prevede una prima giornata dedicata all’attuazione delle misure richieste agli Stati Uniti e una seconda per il ripristino della navigazione.

Le condizioni iraniane comprenderebbero, tra gli altri punti, l’alleggerimento delle sanzioni, il ripristino delle esenzioni petrolifere, lo sblocco di fondi congelati e una revisione della presenza militare americana nella regione.

Si tratta, però, di una proposta illustrata dalla parte iraniana: non è stato annunciato alcun accordo definitivo, né risulta che Washington abbia accettato le condizioni poste da Teheran.

La posta in gioco va ben oltre il confronto militare. Un’interruzione prolungata dei traffici attraverso Hormuz avrebbe conseguenze dirette sui mercati energetici, sui costi dei trasporti e sulle economie dipendenti dalle importazioni di idrocarburi.

Washington non chiude la porta, ma non esclude la forza

Sul fronte americano, il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che il presidente Donald Trump non ha ancora deciso se autorizzare nuovi attacchi contro l’Iran, precisando che l’amministrazione preferirebbe una soluzione diplomatica.

Trump ha sostenuto che i contatti con Teheran stanno procedendo positivamente, ma non ha escluso una ripresa delle operazioni militari dopo le elezioni di medio termine statunitensi del 3 novembre.

Anche dall’Iran arrivano segnali contraddittori. Da una parte, Araqchi insiste sulla necessità di dare spazio alla diplomazia; dall’altra, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha ordinato alle forze armate di mantenere un elevato livello di preparazione in vista di eventuali nuovi attacchi.

La distanza tra le dichiarazioni diplomatiche e quelle militari restituisce la fotografia di una crisi ancora lontana da una soluzione.

Una trattativa che riguarda il mondo intero

La partita di Doha interessa direttamente anche l’Europa. L’andamento dei negoziati può incidere sui prezzi dell’energia, sulle rotte commerciali e sulle prospettive economiche dei Paesi che dipendono dalle forniture provenienti dal Golfo.

Per l’Italia, in particolare, un eventuale peggioramento della situazione potrebbe tradursi in nuove pressioni sui costi energetici e sui trasporti, con possibili ripercussioni su imprese e famiglie.

Il Qatar tenta dunque di trasformare una finestra diplomatica in un percorso concreto, mentre Washington e Teheran continuano a mantenere aperte, almeno nelle dichiarazioni pubbliche, anche le rispettive opzioni militari.

Per ora Doha offre un canale di dialogo, non ancora una pace. Le prossime ore saranno decisive per capire se la proposta sullo Stretto di Hormuz potrà diventare la base di un’intesa più ampia oppure se resterà un tentativo destinato a scontrarsi con le condizioni politiche e strategiche delle due parti.


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