La premier vuole chiedere agli italiani altri cinque anni a Palazzo Chigi e respinge l’ipotesi di una candidatura al Colle. Nel libro di Bruno Vespa attacca quella che definisce una preclusione culturale verso il centrodestra nella scelta del presidente della Repubblica. E guarda già alle elezioni del 2027.
Giorgia Meloni mette nero su bianco la sua prospettiva politica: un altro mandato a Palazzo Chigi. E, almeno per il momento, nessuna ambizione personale per il Quirinale.
La presidente del Consiglio lo ha dichiarato nelle anticipazioni del libro di Bruno Vespa Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein, in uscita il 2 novembre per Mondadori-Rai Libri.
«Sono totalmente concentrata a chiudere bene questo mandato e a chiedere agli italiani di confermarmi la loro fiducia per altri cinque anni», ha affermato la premier. Poi la precisazione: «Il Quirinale non è nei miei piani».
Una dichiarazione che sposta l’attenzione sulla prossima legislatura e sulla campagna elettorale del 2027. Meloni non annuncia una candidatura formale, ma chiarisce quale sia il suo obiettivo politico: completare l’attuale esperienza di governo e chiedere agli elettori di rinnovarle il mandato.
Il messaggio, tuttavia, non si limita al futuro della premier. Nel colloquio con Vespa entra anche il tema della presidenza della Repubblica e della possibilità che, alla prossima elezione, il centrodestra possa indicare un proprio candidato.
Il Quirinale e la rivendicazione del centrodestra
Meloni contesta l’idea che la provenienza politica di una personalità possa rappresentare un ostacolo alla sua eventuale candidatura alla presidenza della Repubblica.
«Chi lo ha detto che per essere un ottimo presidente della Repubblica si debba per forza venire dal centrosinistra?», ha dichiarato.
La premier sostiene che una personalità di cultura conservatrice possa aspirare legittimamente alla massima carica dello Stato. E definisce «razzismo culturale» quello che considera un atteggiamento di esclusione nei confronti di una parte dell’elettorato italiano.
Nel suo ragionamento, una parte consistente dei cittadini sarebbe trattata come se avesse un peso politico e culturale inferiore. Meloni parla di «su per giù la metà o più» degli italiani, ma questa è una valutazione contenuta nelle sue dichiarazioni, non un dato statistico sulla composizione dell’elettorato.
La presidente del Consiglio critica inoltre le reazioni della sinistra quando si ipotizza che, in futuro, una maggioranza di centrodestra possa indicare il capo dello Stato.
Secondo Meloni, queste reazioni rivelerebbero una «concezione proprietaria» delle istituzioni. Si tratta della sua interpretazione politica, che non va confusa con un accertamento oggettivo sulle intenzioni delle forze di opposizione.
Il punto istituzionale resta comunque rilevante: il presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali, attraverso una procedura costituzionale che richiede maggioranze qualificate nelle prime votazioni e, successivamente, la maggioranza assoluta.
La possibilità che il centrodestra possa indicare un candidato non equivale quindi a una candidatura già definita, né a un accordo sulla persona da eleggere.
La campagna per il 2027 è già sullo sfondo
Nel libro di Vespa, Meloni affronta anche il clima politico che accompagnerà le prossime elezioni.
La premier prevede che il confronto con il centrosinistra sarà caratterizzato dal ritorno delle accuse di rischio democratico e dall’allarme antifascista. A suo giudizio, questo tipo di mobilitazione non avrebbe determinato il risultato delle elezioni del 2022 e non sarebbe destinato a funzionare neppure nel 2027.
La presidente del Consiglio sostiene che gli elettori siano in grado di distinguere tra le diverse consultazioni e di valutare autonomamente la posta in gioco.
Nel passaggio dedicato al futuro politico, Meloni critica anche la competizione interna all’opposizione, descrivendola come un inseguimento verso posizioni sempre più a sinistra tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra.
È una lettura della premier, che si inserisce nel confronto politico già aperto tra maggioranza e opposizioni. Il campo largo, intanto, sta lavorando alla definizione di un programma comune e a un percorso di primarie per individuare la leadership della coalizione.
La distanza tra i due schieramenti riguarda dunque non soltanto i contenuti, ma anche il modo in cui intendono presentarsi agli elettori.
La riforma della giustizia e il referendum
Nel colloquio con Vespa, Meloni torna anche sulla bocciatura referendaria della riforma della giustizia.
La premier definisce il risultato una grande occasione persa per il Paese e sostiene che le motivazioni alla base del progetto siano ancora valide.
Secondo la sua ricostruzione, durante la campagna referendaria il confronto sarebbe stato dominato da accuse politiche, tra cui il rischio di subordinazione della magistratura al governo e di concentrazione dei poteri.
Meloni respinge queste interpretazioni e ribadisce la necessità di intervenire per rendere la giustizia più efficiente e meritocratica, oltre che per affrontare il problema delle correnti nella magistratura.
La presidente del Consiglio si dice inoltre disponibile a un confronto con chi, pur avendo contrastato la riforma, abbia successivamente manifestato aperture su alcuni dei suoi contenuti.
Il risultato del referendum, tuttavia, resta un dato politico che il governo deve considerare nella definizione delle proprie iniziative future.
Un obiettivo dichiarato, non una candidatura
La dichiarazione sul secondo mandato chiarisce la direzione politica di Meloni, ma non risolve le questioni che accompagneranno il centrodestra nei prossimi mesi.
La legge elettorale, i rapporti tra i partiti della maggioranza, le scelte economiche e il confronto con le opposizioni saranno parte del percorso verso le elezioni.
La premier ha indicato la propria intenzione di chiedere altri cinque anni di fiducia. Sul Quirinale, invece, ha escluso un progetto personale, pur rivendicando la possibilità che una figura conservatrice possa aspirare alla presidenza della Repubblica.
Il messaggio è quindi doppio: Meloni guarda alla riconferma a Palazzo Chigi e, nello stesso tempo, apre il confronto sul ruolo del centrodestra nella futura scelta del capo dello Stato.
La campagna del 2027 è ancora da costruire. Ma il tema della leadership, dentro e fuori la maggioranza, è già entrato nel dibattito politico.