La mobilitazione indetta dall’Usb ha coinvolto oltre 60 città, tra lavoratori, studenti e movimenti sociali. Il Viminale stima 255.870 partecipanti, mentre il sindacato parla di oltre un milione. Piantedosi: «Garantito il diritto di manifestare nonostante alcuni violenti».
Oltre 60 città coinvolte, migliaia di persone nelle piazze e una giornata che, dopo una mattinata prevalentemente pacifica, ha registrato momenti di tensione in diverse città italiane. Lo sciopero generale di venerdì 30 ottobre, proclamato dall’Unione Sindacale di Base (Usb), ha portato in strada lavoratori, studenti, precari, associazioni e movimenti sociali.
Al centro della protesta il carovita, la perdita del potere d’acquisto, il costo dell’energia e la contrarietà alle politiche di riarmo e all’economia di guerra. Una mobilitazione nazionale che ha avuto una partecipazione significativa, ma che in alcune città è stata accompagnata da scontri con le forze dell’ordine, blocchi stradali e interventi per ripristinare la sicurezza.
Le cifre della partecipazione: distanza tra sindacato e Viminale
Sul numero dei partecipanti emerge una differenza significativa tra le stime degli organizzatori e quelle delle autorità.
L’Usb ha rivendicato una partecipazione superiore al milione di persone, arrivando nelle proprie comunicazioni a indicare circa un milione e mezzo di manifestanti. Il bilancio delle autorità di pubblica sicurezza è invece di 255.870 partecipanti complessivi nelle diverse manifestazioni organizzate sul territorio nazionale.
Numeri molto distanti, che restituiscono due valutazioni differenti delle dimensioni della mobilitazione.
La protesta ha interessato oltre 60 città, con una presenza particolarmente consistente a Roma, Milano, Napoli, Bologna, Torino e in numerosi altri capoluoghi.
Roma, tentativi di raggiungere le aree istituzionali e otto fermati
Nella Capitale la giornata è stata caratterizzata da diversi momenti di tensione.
Dopo una prima fase di manifestazione, alcuni gruppi si sono separati dal corteo principale, dando vita a episodi di scontro con le forze dell’ordine. Nei pressi del Colosseo sono stati lanciati oggetti contro gli agenti e sono stati incendiati alcuni cassonetti, provocando l’intervento della polizia con una carica di alleggerimento.
Successivamente si sono registrati altri momenti critici nella zona di Trastevere e sul Lungotevere, dove alcuni manifestanti avrebbero tentato di dirigersi verso le sedi istituzionali.
Piazza Montecitorio e piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi, sono state chiuse e presidiate dalle forze dell’ordine. Il bilancio riferito dalle autorità è di otto persone fermate dopo ripetuti tentativi di superare gli sbarramenti predisposti.
Nel pomeriggio, durante un ulteriore episodio di tensione in viale Aventino, circa 300 manifestanti sono stati identificati. Per loro viene valutata anche la contestazione del blocco stradale.
Milano, la tangenziale Est bloccata per circa un’ora e mezza
A Milano l’attenzione delle autorità era particolarmente alta dopo gli episodi di violenza e devastazione registrati nelle settimane precedenti.
La mobilitazione si è sviluppata attraverso due cortei, partiti da punti differenti della città e successivamente confluiti lungo un percorso comune verso la periferia nord-orientale.
La manifestazione ha raggiunto la tangenziale Est, che è stata occupata dai partecipanti e chiusa al traffico per circa un’ora e mezza.
L’episodio ha provocato disagi alla circolazione, mentre lungo il percorso sono comparse scritte contro esponenti del Governo e delle istituzioni.
Nonostante le preoccupazioni della vigilia, la situazione nel centro cittadino è rimasta sostanzialmente sotto controllo. La manifestazione milanese ha comunque confermato quanto sia complessa la gestione di cortei numerosi quando il percorso interessa infrastrutture strategiche per la mobilità urbana.
Torino, scontri e idranti in piazza Castello
Momenti di tensione anche a Torino, dove nel corso della giornata si sono verificati scontri nei pressi di piazza Castello.
Dopo l’avvicinamento di alcuni manifestanti ai cordoni delle forze dell’ordine, sono stati utilizzati gli idranti per disperdere i gruppi più agitati. In serata la situazione è ulteriormente peggiorata, con il lancio di bottiglie contro gli agenti e l’utilizzo di lacrimogeni.
Episodi che hanno richiesto un intervento deciso delle forze di polizia per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente.
Criticità più contenute sono state segnalate anche a Mestre e Vicenza, dove si sono registrati contatti e momenti di tensione durante i cortei.
Napoli, Bologna e le altre città: la protesta contro carovita e riarmo
Non soltanto Roma, Milano e Torino. La giornata di mobilitazione ha coinvolto numerosi altri centri italiani.
A Napoli il corteo ha raccolto studenti, universitari, lavoratori e rappresentanti dei centri sociali. Tra le principali rivendicazioni, salari più alti, contrasto al carovita, opposizione al riarmo e richieste legate alle condizioni economiche delle famiglie.
A Bologna la protesta è stata accompagnata da iniziative studentesche e dal blocco degli ingressi di diversi istituti superiori. In altre città, tra cui Genova e Napoli, le manifestazioni hanno interessato anche le aree portuali, nell’ambito della mobilitazione internazionale contro il traffico di armi.
La maggior parte dei cortei si è svolta senza particolari problemi di ordine pubblico, con una partecipazione che ha coinvolto diverse generazioni.
Piantedosi: «Garantito il diritto di manifestare nonostante le provocazioni»
Al termine della giornata il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha espresso un giudizio positivo sull’operato delle forze dell’ordine e sull’efficacia del dispositivo di sicurezza predisposto per le manifestazioni.
Il ministro ha riconosciuto la professionalità degli operatori impegnati nella gestione dei cortei, sottolineando che l’organizzazione dei servizi di ordine pubblico ha permesso di tutelare il diritto dei cittadini a manifestare pacificamente, nonostante i tentativi di alcuni gruppi di provocare disordini e violenze.
Piantedosi ha inoltre espresso vicinanza agli agenti rimasti feriti, definendo le aggressioni subite un attacco all’intera comunità.
La gestione della giornata era stata preparata attraverso una riunione al Viminale con prefetti, questori e vertici delle forze di polizia dei capoluoghi di regione. L’obiettivo dichiarato era garantire lo svolgimento delle manifestazioni e impedire che eventuali gruppi violenti compromettessero la sicurezza degli altri partecipanti e dei cittadini.
Una giornata che riporta al centro il disagio sociale
Lo sciopero del 30 ottobre lascia due elementi da considerare.
Da una parte, una mobilitazione estesa, con la partecipazione di lavoratori, studenti e movimenti che hanno portato nelle piazze questioni economiche e sociali: salari, costo della vita, energia, servizi pubblici e politiche internazionali.
Dall’altra, gli episodi di violenza registrati in alcune città, che hanno richiesto interventi delle forze dell’ordine e provocato disagi alla circolazione e alla vita urbana.
La distinzione tra il diritto costituzionale a manifestare e le condotte di chi utilizza le piazze per provocare scontri rimane il nodo centrale della giornata. Una distinzione necessaria per non confondere la protesta sociale con la violenza, ma anche per garantire che le manifestazioni possano svolgersi senza mettere a rischio la sicurezza collettiva.