Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, la nuova inchiesta su Andrea Sempio è arrivata a un passaggio decisivo. La Procura ha chiuso nuovamente le indagini, le difese contestano le ricostruzioni e Alberto Stasi prepara la richiesta di revisione della condanna. Ma cosa è cambiato davvero?
Il caso di Garlasco è tornato al centro della cronaca giudiziaria italiana con una quantità di nuovi elementi che rischia di rendere ancora più complessa una vicenda già segnata da anni di processi, perizie e ricostruzioni contrapposte.
L’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, sembrava giudiziariamente concluso con la condanna definitiva a 16 anni di reclusione del fidanzato Alberto Stasi, diventata irrevocabile nel 2015.
Oggi, però, quella ricostruzione è nuovamente sotto i riflettori. Non perché la condanna sia stata cancellata, ma perché una nuova inchiesta della Procura di Pavia ha individuato in Andrea Sempio, allora amico del fratello della vittima, il nuovo indagato per l’omicidio.
E le ultime settimane hanno portato elementi che potrebbero avere conseguenze importanti su entrambi i fronti.
La seconda chiusura delle indagini: cosa contesta la Procura
Il 28 settembre 2026 la Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio un secondo avviso di conclusione delle indagini preliminari.
L’impianto accusatorio è rimasto sostanzialmente invariato: Sempio è indagato per l’omicidio aggravato di Chiara Poggi. La chiusura delle indagini non equivale a una richiesta di rinvio a giudizio e, naturalmente, neppure a una dichiarazione di colpevolezza.
Tra gli elementi approfonditi dagli investigatori c’è la cosiddetta impronta 33, una traccia palmare individuata nell’abitazione della famiglia Poggi. I consulenti della Procura hanno ribadito le proprie conclusioni, sostenendo che le osservazioni della difesa non siano sufficienti a modificarle.
Altro capitolo riguarda l’impronta di una scarpa con suola a pallini individuata sulla scena del delitto. Secondo gli accertamenti integrativi, una calzatura modello Frau, numero 42, risulterebbe compatibile con le misure del piede di Sempio.
La difesa contesta questa conclusione. Sempio ha dichiarato di portare il numero 44 anche all’epoca dei fatti. Una differenza che i consulenti delle parti interpretano in maniera opposta e che dovrà essere valutata nell’ambito del procedimento.
Il punto fondamentale è che compatibilità non significa identificazione certa. E una traccia, da sola, non può diventare una prova definitiva senza essere valutata insieme agli altri elementi.
Il DNA sui pedali: l’elemento che riapre il capitolo Stasi
La novità forse più significativa riguarda le analisi genetiche effettuate nel 2007 sui pedali della bicicletta Umberto Dei, collegata ad Alberto Stasi.
La nuova documentazione ha portato alla luce due corse elettroforetiche del 20 settembre 2007, entrambe con esito negativo, relative al campione successivamente associato alla presenza di materiale genetico di Chiara Poggi.
Secondo quanto comunicato dalla Procura, questi risultati negativi non risultavano inseriti nel fascicolo del procedimento originario. I consulenti incaricati hanno confermato l’esistenza delle analisi e la discordanza dei risultati, osservando che sarebbe stato opportuno approfondire la questione già allora.
È un passaggio delicato.
Non significa automaticamente che Alberto Stasi sia innocente, né dimostra chi abbia ucciso Chiara Poggi. Significa però che un elemento tecnico importante delle vecchie indagini presenta aspetti che meritano un approfondimento.
Ed è proprio su questo terreno che si muove la difesa dell’ex fidanzato della vittima.
Cinque consulenze per contestare l’impianto accusatorio
Il 16 ottobre gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, difensori di Andrea Sempio, hanno depositato cinque consulenze tecniche.
Gli elaborati affrontano diversi aspetti dell’inchiesta: impronta palmare, traccia della scarpa, DNA, ricostruzione medico-legale e dinamica dell’aggressione.
La strategia difensiva punta a contestare la solidità degli elementi utilizzati dalla Procura e a mettere in discussione alcune interpretazioni degli accertamenti.
Siamo davanti a uno scontro tecnico tra consulenti. Non a una situazione nella quale una delle due parti abbia già dimostrato definitivamente le proprie ragioni.
Anche Sempio ha respinto pubblicamente le accuse, dichiarandosi estraneo all’omicidio.
Stasi prepara la revisione: l’appuntamento è a novembre
L’altro sviluppo da seguire riguarda Alberto Stasi.
Il suo avvocato Antonio De Rensis, intervenendo il 30 ottobre alla trasmissione Ore 14 Sera su Rai 2, ha annunciato che la difesa intende depositare un’istanza di revisione della condanna a metà novembre, indicativamente tra il 10 e il 20.
L’obiettivo dichiarato è dimostrare l’innocenza di Stasi attraverso gli elementi emersi nelle nuove indagini.
Attenzione, però: la revisione non è stata ancora richiesta formalmente e la condanna definitiva resta pienamente valida.
La Procura di Pavia, nel comunicato del 28 settembre, aveva precisato che nessuna richiesta finalizzata alla revisione era stata presentata alla Procura generale. Una distinzione importante, perché l’esistenza di nuovi elementi investigativi non comporta automaticamente la riapertura di un processo concluso.
Il prossimo passaggio: Sempio davanti al giudice?
Dopo la seconda chiusura delle indagini, il percorso della Procura potrebbe condurre alla richiesta di rinvio a giudizio di Andrea Sempio.
Al 1° novembre non risulta tuttavia una richiesta formalmente depositata sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili. Le indiscrezioni su un’iniziativa imminente dei magistrati non vanno confuse con un atto ufficiale.
Se la richiesta arriverà, sarà il giudice dell’udienza preliminare a decidere se esistano le condizioni per mandare Sempio a processo.
Nel frattempo, la difesa di Stasi si prepara a presentare la propria istanza di revisione.
Il caso potrebbe quindi entrare in una fase giudiziaria particolarmente complessa, con due percorsi destinati a incrociarsi sullo stesso delitto.
Diciannove anni dopo, la morte di Chiara Poggi continua a interrogare la giustizia italiana.
Ma c’è una cosa che non dovrebbe cambiare, nemmeno davanti alle nuove rivelazioni: le ipotesi investigative non sono sentenze, le consulenze non sono verdetti e la presunzione di innocenza deve essere rispettata.
A Garlasco, per ora, non c’è ancora una nuova verità giudiziaria. C’è una vecchia verità che viene nuovamente messa alla prova.