Trovato senza vita nel febbraio 1987, il quarantottenne era stato considerato vittima di un suicidio. La nuova consulenza della medico-legale Cristina Cattaneo ha ribaltato quella ricostruzione: l’uomo sarebbe stato aggredito e ucciso. Due le persone indagate.
Quasi quarant’anni dopo, una morte che sembrava ormai consegnata agli archivi torna al centro di un’inchiesta per omicidio. La vicenda è quella di Francesco Ancona, operaio di 48 anni trovato senza vita l’11 febbraio 1987 lungo una strada provinciale nei pressi di Mortara, in provincia di Pavia.
All’epoca gli investigatori avevano ipotizzato il suicidio, ritenendo che l’uomo si fosse lasciato investire volontariamente da un mezzo pesante. Una ricostruzione che non aveva mai convinto completamente i familiari e che oggi viene definitivamente rimessa in discussione dai nuovi accertamenti medico-legali.
La consulenza della professoressa Cristina Cattaneo, incaricata dalla Procura di Pavia, ha infatti individuato elementi compatibili con una violenta aggressione da parte di terzi. Il procedimento è ora incentrato sull’ipotesi di omicidio e vede due persone iscritte nel registro degli indagati, tra cui la moglie della vittima.
Il ritrovamento nel 1987 e i dubbi mai risolti
È l’11 febbraio 1987 quando il corpo di Francesco Ancona viene ritrovato sul margine della strada che collega Mortara a Ceretto. L’uomo presenta gravi lesioni al capo.
La prima ricostruzione investigativa porta a ipotizzare che si sia gettato volontariamente sotto un camion, mai identificato. La morte viene quindi ricondotta a un gesto suicidario.
Ma nella famiglia rimangono interrogativi importanti. Le condizioni fisiche dell’uomo, secondo quanto sostenuto dalle figlie, non sarebbero state compatibili con la possibilità di raggiungere autonomamente il luogo isolato in cui era stato trovato.
I dubbi non si sono mai spenti. I familiari hanno continuato a chiedere che venissero riesaminate le circostanze della morte, fino alla riapertura del fascicolo decisa dalla Procura di Pavia nel 2024.
La nuova perizia di Cristina Cattaneo: colpi alla testa e tentativo di difesa
La svolta arriva con la nuova consulenza medico-legale affidata alla professoressa Cristina Cattaneo, esperta di medicina legale e antropologia forense, già impegnata in numerosi casi giudiziari di grande rilevanza nazionale.
Gli accertamenti hanno evidenziato che Ancona sarebbe stato colpito ripetutamente alla testa con un corpo contundente. Un elemento particolarmente significativo riguarda una lesione individuata sulla mano sinistra, interpretata come una ferita compatibile con un tentativo di difesa.
Secondo la ricostruzione medico-legale, l’uomo sarebbe rimasto in agonia per circa un’ora prima di morire.
La consulenza non ha inoltre individuato elementi che documentino una sindrome depressiva della vittima, circostanza che indebolisce ulteriormente la precedente ipotesi del suicidio.
Non si tratta quindi soltanto di una diversa interpretazione delle circostanze del ritrovamento: i nuovi accertamenti descrivono una dinamica violenta, incompatibile con la ricostruzione originaria.
Il possibile avvelenamento e le tracce di benzina
Tra gli aspetti più inquietanti emersi dalle indagini ci sono le condizioni fisiche di Francesco Ancona negli ultimi giorni di vita.
Gli investigatori hanno ricostruito un anomalo stato di debolezza che potrebbe essere compatibile con un tentativo di avvelenamento precedente all’aggressione. Si tratta di un elemento inserito nell’ipotesi investigativa, che dovrà essere valutato nel quadro complessivo degli accertamenti.
Un altro particolare riguarda la presenza di benzina sul corpo e sugli indumenti della vittima.
Secondo gli inquirenti, questa circostanza potrebbe essere collegata a un tentativo fallito di bruciare il cadavere e cancellare le tracce del delitto.
La nuova ricostruzione ipotizza dunque una sequenza particolarmente grave: un possibile avvelenamento, l’aggressione mortale e il successivo tentativo di disfarsi del corpo.
Due indagati e un possibile movente familiare
L’inchiesta coinvolge due persone, tra cui la moglie di Francesco Ancona. Gli investigatori stanno approfondendo anche il possibile movente, che potrebbe essere collegato alla scoperta di una relazione extraconiugale della donna.
Si tratta, allo stato attuale, di un’ipotesi investigativa e non di una responsabilità accertata.
La vicenda presenta inoltre un collegamento con un altro procedimento giudiziario relativo a un presunto tentativo di omicidio del figlio della coppia, nel quale sarebbe coinvolta la stessa donna.
Proprio alcuni elementi acquisiti in quel procedimento avrebbero contribuito alla riapertura del caso di Francesco Ancona, attraverso la trasmissione di atti tra le Procure di Trapani e Pavia.
La collaborazione investigativa tra i due uffici giudiziari ha consentito di riprendere in esame una vicenda rimasta irrisolta per decenni.
La riesumazione e il lavoro degli investigatori
Per arrivare alla nuova ricostruzione è stato necessario riesumare la salma di Ancona, sepolta a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, territorio di origine della famiglia.
Le nuove analisi hanno permesso di effettuare accertamenti che nel 1987 non erano stati possibili con le tecniche e gli strumenti oggi disponibili.
Il lavoro della consulenza medico-legale si è inserito in un’indagine più ampia condotta dalla Procura di Pavia, con il coinvolgimento della Squadra mobile e del Servizio centrale operativo.
Secondo le informazioni diffuse dalla Procura, le indagini sono ormai prossime alla conclusione.
Dopo 39 anni, la ricerca della verità
A distanza di quasi quattro decenni, la vicenda di Francesco Ancona dimostra quanto il progresso delle tecniche investigative e medico-legali possa riaprire prospettive anche in procedimenti considerati ormai definiti.
A mantenere viva l’attenzione sul caso sono stati soprattutto i familiari, che non hanno mai accettato pienamente la spiegazione del suicidio.
L’avvocata Annalisa Gasparre, che assiste una delle figlie della vittima, Maria Ancona, ha espresso apprezzamento per il lavoro della Procura e degli esperti, sottolineando l’importanza dell’accertamento della verità storica e della giustizia per i familiari.
Adesso la parola passa agli sviluppi giudiziari. La nuova consulenza ha cambiato radicalmente la lettura di quella morte, ma sarà il procedimento penale a dover chiarire responsabilità, dinamica e movente.
Per Francesco Ancona, dopo 39 anni, il caso non è più archiviato come un suicidio: è diventato un’indagine per omicidio.